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Nello scorso ottobre 2009 un ospite presente nella nostra azienda ha scaricato illegalmente del software, anzi, poiché si trattava di una copia di valutazione, forse non è stato nemmeno scaricato illegalmente. Però il software è stato scaricato usando strumenti comunemente usati per scaricare illegalmente del software (non ricordo se ha usato Emule oppure Bittorrent).
Ha scaricato una copia di Adobe Illustrator CS4.
Doveva convertire una immagine da un vecchio formato Freehand a un più moderno e opportuno formato standard SVG – Scalable Vector Graphics.
Alla fine non abbiamo usato quel programma, ma ne è stata scaricata una copia (probabilmente illegale) usando la nostra connessione aziendale.
Circa un mese dopo è «casualmente» arrivata in azienda una lettera minatoria di Adobe (col timbro di BSA – Business Software Alliance).
Non siamo mai stati clienti di Adobe, non usiamo software di Adobe, usiamo soltanto software Open Source, quindi legale, usiamo Linux (su cui Adobe Illustrator non funziona nemmeno). Adobe e BSA non avevano nessun motivo per inviarci niente. Però ci hanno scritto, una sola volta nella vita, proprio poche settimane dopo il download del loro software illegale.
Illustrator è stato scaricato dalla connessione aziendale, la quale ha un indirizzo IP fisso. Incollando nella barra degli indirizzi di un browser compare la homepage della nostra intranet (solo la finestra di login, ma il nome dell’azienda è riconoscibile).
Domandona: COME ha fatto Adobe a conoscere il nostro indirizzo Internet? Come è possibile che lo abbia conosciuto?
Il provider potrebbe certamente conoscere il nostro indirizzo e i nostri download, ma Adobe certamente no.
La domanda, quindi è: come potrebbe aver fatto Adobe a conoscere il nostro indirizzo IP?
Una possibile, gravissima, risposta è la seguente: se Adobe avesse messo in condivisione nel circuito di Emule o di Bittorrent una copia illegale del suo programma, avrebbe certamente potuto raccogliere gli indirizzi IP degli utenti mentre stavano scaricando il programma.
Se è vero quello che sembra probabile allora Adobe e BSA si devono classificare fra i cosiddetti «pirati informatici» che diffondono software illegale.
Con quale scopo?
Se noi fossimo stati, per esempio, uno studio grafico, che utilizza Adobe Illustrator, che ne ha una o più copie illegali, saremmo certo stati in forte difficoltà di fronte a una lettera di minaccia così esplicita e puntuale nell’arrivare.
Probabilmente avremmo avuto timore e non escludo che avremmo pensato seriamente all’acquisto delle licenze del programma scaricato.
Per fortuna (e per accortezza) utilizziamo soltanto Software Libero, quindi ci siamo potuti permettere una sonora risata in faccia a BSA e Adobe e ai loro metodi mafioso-pirateschi. Però riconosco che il metodo (illegale e immorale) seguito da Adobe potrebbe essere molto efficace per raggranellare quattrini.
Il mio (forte) sospetto è che Adobe diffonda software illegale sui più diffusi circuiti dedicati alla condivisione con lo scopo di collezionare indirizzi IP; poi fa una semplice ricerca sulla corrispondenza fra indirizzi IP e aziende, poi invia i suoi «avvertimenti».
Ma è un mio sospetto.
Ecco la lettera BSA.
Alcuni dettagli della lettera

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