Nella recentissima campagna elettorale, per le elezioni regionali, sono rimasto fortemente impressionato per la potenza del fuoco di sbarramento che ha subìto Emma Bonino come candidata nella Regione Lazio.
Tutta la macchina da guerra-propaganda vaticana, come la non si vedeva dalla lotta al comunismo degli anni ’50; il Presidente del Consiglio a reti unificate (pubbliche e private) ad oltranza; i quotidiani tutti (escluso uno o due organi dipartito). La macchina della propaganda pubblica, privata, televisiva, cartacea, religiosa, laica, «come una cosa viva, lanciata a bomba» contro… Emma Bonino, «l’abortista».
Non ho capito come Emma Bonino si sia meritata tutto questo enorme dispiego di energie, però ascoltando i dibattiti di quei giorni, mi sono accorto di una cosa: siamo tutti contro l’aborto, il Papa, i Radicali, io, le stesse donne che abortiscono.
La differenza è fra coloro che sono contro l’aborto clandestino e coloro che sono contro l’aborto legale.
Io mi schiero fra quelli contro l’aborto clandestino. La gerarchia vaticana si schiera contro l’aborto legale.
Solo questa è la differenza fra noi, per il resto siamo tutti «contro».
Chiudo rapidamente questa breve digressione che vìola una delle regole che mi ero imposto: dovrebbero essere autorizzate a parlare dell’aborto soltanto donne in età fertile. Tutti gli altri zitti.
Mi zittisco.
