Semplice: copiare i progetti che stanno segnando la strada da percorrere.
Lo scorso 14 dicembre è stata presentata l’associazione “Verso MAG Firenze“, frutto di tanti anni di lavoro della Comunità fiorentina delle Piagge.
Credo che nel Circondario Empolese Valdelsa possa nascere qualcosa di simile, che non sia semplicemente il solito (seppur non banale) Fondo di Garanzia di soldi pubblici per coprire i rischi che le banche non vogliono correre.
Montelupo Fiorentino è forse un comune troppo piccolo per un progetto così ambizioso, ma credo che si possa candidare a promotore di un MAG empolese (esteso al Circondario). Un progetto di microcredito che sia innanzi tutto un progetto sociale, seguendo l’esempio fiorentino (pioniere assoluto nella nostra regione).
No soldi pubblici, ma solidarietà dei cittadini. No carità o elemosina ma investimento e promozione sociale.
Anche se semplice a dirsi non è per niente facile: le riflessioni maggiori sono sul tasso di interesse. Deve essere abbastanza alto da rendere l’attività economicamente autosufficiente, ma non deve essere troppo alto perché i beneficiari possano riuscire a pagarlo.
Un tasso d’interesse troppo alto è rischioso anche perché attrae soltanto progetti (investimenti) ad alta remunerazione, e quindi più rischiosi da finanziare.
Un’attività a basso rischio (per esempio un’attività artigianale) non può certo pagare interessi troppo alti. Un interesse troppo basso rende insostenibile il MAG. Non è facile ma dovremmo provarci.
Alro elemento importante è il tipo di attività che viene finanziata. Deve essere un’attività costruttiva, produttiva.
Il peggiore investimento è fare credito “al consumo”. Se facciamo credito all’avviamento di un’attività produttiva, col tempo da tale attività scaturiranno i ricavi necessari a restituire il credito ottenuto.
Se finanziamo il semplice “consumo” (ovvero la “distruzione di merci”), in realtà il beneficiario non aumenterà la sua capacità di reddito e non potrà restituire quanto ha avuto in prestito.
Si avrà un impoverimento del debitore, impoverimento camuffato perché dilazionato nel futuro, ma caricato di interessi.
Mi sembra che il credito al consumo sia il passo prima del burrone. Quando abbiamo finito le possibilità di bruciarci il presente, col credito al consumo, possiamo bruciare anche il nostro futuro.
Il credito al consumo favorisce il consumo, non i consumatori. Il microcredito invece favorisce le persone.
Una breve digressione politica: la “tessera per i poveri” (social card) di Tremonti mi sembra soltanto un incentivo per far diventare titolari di una carta di credito “al consumo” persone che non ci avrebbero mai pensato.
La “carta” ha tutto l’aspetto di una normale carta di credito (circuito MasterCard), precaricata con 40 euro al mese (per l’esattezza 80 ogni due mesi). Vale retroattivamente dallo scorso ottobre, quindi sarà consegnata con 120 euro.
Mi immagino che alla banca che supporta l’emissione di tali carte di credito siano stati anticipati 120 euro moltiplicato il numero delle carte, per la precarica. Se è così, in realtà, si sono soltanto anticipati i soldi alle banche.
Inoltre, immaginandomi di usarla per comprare il pane sono andato a chiedere al mio fornaio sotto casa se l’accettava. Lui non ha il “pos” per il pagamento con carta di credito, quindi non potrei fare la spesa da lui.
Dovrei andare in un supermercato che accetta carte di credito, e quindi favorire la grande distribuzione.
Se fossi davvero indigente, diciamo che userei la tessera per comprare il pane. Circa 1,33 euro di pane al giorno, per circa 30 giorni.
30 transizioni di carta di credito. Non credo che il circuito MasterCard e la banca facciano tutte quelle transazioni gratis, e mi chiedo: quanto costa una transazione della social card? E poi: chi paga il prezzo delle transazioni? Siamo sicuri che non costi più la transazione che il pane?
Mi sembra che con la social card ci guadagnino le banche, MasterCard, i supermercati. Se Tremonti aveva voglia di fare l’elemosina a qualcuno non poteva dargli i soldi? Con vaglia incassabile all’ufficio postale.
Ma forse i destinatari della social card sono altri…
